Quando il mio papà era bambino aveva una cagnolina, la Lila, una cagnolina bianca e nera, molto simile a Pochipò. La Lilina, come la chiamavano tutti, era intelligentissima e molto affezionata al suo piccolo padrone. Al tempo i miei nonni vivevano ancora nelle campagne vicino a Mantova, in una cascina chiamata Facalina, antica corte del Monastero di Polirone, prende il nome da messer Facalino e pare risalga al 1657, una nota storica così tanto per gradire....
Nell'immediato dopoguerra, cioè proprio nel 47, il mio papà frequentava le scuole elementari e tutte le mattine prendeva la sua biciclettina e pedalava fino alla scuola del paese, con lui c'era sempre la lilina, con le zampe davanti appoggiate sul manubrio e quelle dietro sulla canna della bicicletta. I due arrivavano a scuola e lì ovviamente si separavano ognuno ad attendere alle proprie occupazioni, il bimbetto a scuola e la cagnetta in giro per il paese. Il quadrupede tornava poi a casa, fino a quando mia nonna le diceva: su lilina vai a prendere fernandino... e lei via di corsa verso la scuola, si metteva vicino alla bici e quando il diligente alunno usciva dalla classe tornavano tutti e due verso casa. L'amicizia bambino-cane è una delle forme più antiche di affetto, quelle sensazioni che ti porti dentro per tutta la vita e che ti fanno sorridere anche dopo anni, purtroppo sono spesso associate anche al primo dolore, alla prima perdita. I miei nonni decisero di trasferirsi a Milano, in cerca di una vita migliore e per creare un più solido futuro a mio padre, gli diedero però anche la prima lezione di vita, il nostro piccolo mondo dorato di bambini è destinato a crollare nell'incontro con la vita vera. Il trasferimento a milano per mio papà significò lasciare la casa dove era nato, i suoi nonni e i suoi cugini che vivevano nella casa a fianco e con i quali divideva tutto, ma proprio tutto e significò separasi dalla sua cagnetta dalla sua compagna di giochi e avventure, fu un dolore per tutti e due.
La Lilina rimase con i miei bisnonni, dopo qualche anno purtroppo una delle prime automobili che si avventuravano per le strade di campagna, la investì e la uccise. Inutile specificare che l'incauto guidatore fu colpito dagli strali del bisnonno, che non ebbe il coraggio di dare subito la notizia al nipote. Lo scoprì da solo l'estate successiva quando tornando a casa per le vacanze non trovò la sua amica ad aspettarlo sulla soglia di casa.
Ancora adesso, dopo quasi sessanta anni, quando parla della sua lilina a mio papà si illuminano gli occhi, lilina non sei stata dimenticata.
sabato 7 novembre 2009
domenica 13 settembre 2009
trentacinquesima puntata - L'estate di Sofy
Quella appena passata è stata una strana estate. Per nulla riposante e per nulla distensiva, sono stata contenta di ricominciare a lavorare, no non sono impazzita o meglio non sono certo più pazza del solito.
L'unica che sembra essersi riposata è Sofy, uso volutamente la parola riposata e non rilassata perchè un motivo c'è. Innanzi tutto ho deciso, anzi lei ha deciso, che il suo vero nome è psyco o in alternativa zozzy.
Psyco, perchè vista la personalità disturbata mi aspetto che come minimo in cantina ci sia il cadavere di sua madre e quei miagolii che sembrano essere di un altro gatto in realtà sono suoi. Zozzy, perchè ho avuto la malsana idea di provare a darle del cibo umido, dopo pochi minuti la pappa era spalmata su tutto il pavimento del bagno, il micio aveva cibo fino a metà zampa e zompettava allegramente per tutta la casa... siamo subito tornati al cibo secco con buona pace di tutti.
Psyco ha passato tutta l'estate in soffitta, pur soffrendo moltissimo il caldo ha deciso di spendere le sue giornate nel punto più soffocante di tutta la casa! in questo mi ha ricordato Camomilla che amava andare a dormire nelle grondaie di rame, quando c'era il sole ovviamente.
Per circa due mesi non l'ho praticamente vista, si presentava solo verso le 23 per controllare che nella sua ciotola ci fosse un pò di cibo, mangiava solo un paio di croccantini una rapida occhiata per vedere se per caso non fosse acceso il condizionatore in camera da letto e poi via di nuovo in soffitta. In un paio di occasioni ho cercato di prenderla in braccio ma un perentorio emmao! mi ha avvisata che noi umani siamo troppo caldi... le dava fastidio persino essere guardata. In due mesi mi si è avvicinata solo una volta, l'unico giorno in cui ho acceso il condizionatore in camera da letto, appena ha sentito il rumore della macchina in funzione si è scapicollata giù dalle scale per venire a sdraiarsi sul letto, nella posizione più favorevole per godere dell'aria fresca.
Da due giorni le temperature sono precipitate e psyco è tornata immediatamente quella di sempre, tanto cibo, tante coccole e tanti ordini da impartire.
Ben tornata dalle vacanze cara zozzy.
L'unica che sembra essersi riposata è Sofy, uso volutamente la parola riposata e non rilassata perchè un motivo c'è. Innanzi tutto ho deciso, anzi lei ha deciso, che il suo vero nome è psyco o in alternativa zozzy.
Psyco, perchè vista la personalità disturbata mi aspetto che come minimo in cantina ci sia il cadavere di sua madre e quei miagolii che sembrano essere di un altro gatto in realtà sono suoi. Zozzy, perchè ho avuto la malsana idea di provare a darle del cibo umido, dopo pochi minuti la pappa era spalmata su tutto il pavimento del bagno, il micio aveva cibo fino a metà zampa e zompettava allegramente per tutta la casa... siamo subito tornati al cibo secco con buona pace di tutti.
Psyco ha passato tutta l'estate in soffitta, pur soffrendo moltissimo il caldo ha deciso di spendere le sue giornate nel punto più soffocante di tutta la casa! in questo mi ha ricordato Camomilla che amava andare a dormire nelle grondaie di rame, quando c'era il sole ovviamente.
Per circa due mesi non l'ho praticamente vista, si presentava solo verso le 23 per controllare che nella sua ciotola ci fosse un pò di cibo, mangiava solo un paio di croccantini una rapida occhiata per vedere se per caso non fosse acceso il condizionatore in camera da letto e poi via di nuovo in soffitta. In un paio di occasioni ho cercato di prenderla in braccio ma un perentorio emmao! mi ha avvisata che noi umani siamo troppo caldi... le dava fastidio persino essere guardata. In due mesi mi si è avvicinata solo una volta, l'unico giorno in cui ho acceso il condizionatore in camera da letto, appena ha sentito il rumore della macchina in funzione si è scapicollata giù dalle scale per venire a sdraiarsi sul letto, nella posizione più favorevole per godere dell'aria fresca.
Da due giorni le temperature sono precipitate e psyco è tornata immediatamente quella di sempre, tanto cibo, tante coccole e tanti ordini da impartire.
Ben tornata dalle vacanze cara zozzy.
sabato 1 agosto 2009
riflessioni
in questi giorni di vacanza, rifletterò, ricorderò, scriverò e pubblicherò post a raffica!!!
buone vacanze
buone vacanze
mercoledì 17 giugno 2009
trentaquattresima puntata - Anche i cani vanno in Paradiso
E così non ce l'hai fatta... tutto il tuo carattere e la tua forza non sono bastati, oggi ti sei dovuto arrendere. Probabilmente adesso starai già tormentando di nuovo Candy, lei che pensava di essersi liberata per sempre di te, adesso si dovrà prendere cura del piccolo fetente ancora una volta. Chissà se stare
te già andando ai giardini con la nonna, probabilmente si.
Ci sono cani che stanno nella loro cuccia, buoni buoni, raramente entrano in casa. Ci sono cani che capiscono poche parole degli umani. Ci sono cani che ubbidiscono ai padroni, ma soprattutto ci sono cani che hanno padroni. Ci sono cani che mangiano cibo per cani e basta. Ci sono cani che si fanno i fatti loro e conducono una vita indipendente dai padroni. Ci sono cani che per uscire di casa hanno bisogno di essere accompagnati. Ci sono cani che, di notte, fanno la guardia alla casa. Ci sono cani che non mentono, mai
Pochipò non era questo genere di cane.

Ci sono cani che vivono in case dove ospitano anche degli umani. Ci sono cani che sanno usare il telecomando della tv. Ci sono cani che piuttosto che ubbidire ad un comando di un essere umano si farebbero ammazzare. Ci sono cani che entrano e escono di casa come e quando vogliono. Ci sono cani che mangiano mozzarelle (solo Santa Lucia non altre marche). Ci sono cani che conoscono il codice di accesso della tua banca online e lo usano per ordinarsi su internet partite di ossa per cani. Ci sono cani che, di notte, o dormono a pancia in su con la bocca aperta, la lingua di fuori russando come cinghiali oppure escono per appuntamenti galanti tornando a casa al mattino presto per farsi una doccia veloce e poi uscire subito nuovamente, per sorvegliare la casa preferiscono assumere una guardia giurata e pagarla con la carta di credito del padrone.Ci sono cani bugiardi, che mentono anche di fronte all'evidenza. Ci sono cani che non hanno padroni, i padroni sono loro.
Pochipò era questo genere di cane.
Tutti i cani comunque sanno amare, senza fare domande. Tutti i cani comunque vanno in Paradiso. Almeno a me piace credere che sia così.
Mio piccolo fetente, mi manchi già.
te già andando ai giardini con la nonna, probabilmente si.Ci sono cani che stanno nella loro cuccia, buoni buoni, raramente entrano in casa. Ci sono cani che capiscono poche parole degli umani. Ci sono cani che ubbidiscono ai padroni, ma soprattutto ci sono cani che hanno padroni. Ci sono cani che mangiano cibo per cani e basta. Ci sono cani che si fanno i fatti loro e conducono una vita indipendente dai padroni. Ci sono cani che per uscire di casa hanno bisogno di essere accompagnati. Ci sono cani che, di notte, fanno la guardia alla casa. Ci sono cani che non mentono, mai
Pochipò non era questo genere di cane.

Ci sono cani che vivono in case dove ospitano anche degli umani. Ci sono cani che sanno usare il telecomando della tv. Ci sono cani che piuttosto che ubbidire ad un comando di un essere umano si farebbero ammazzare. Ci sono cani che entrano e escono di casa come e quando vogliono. Ci sono cani che mangiano mozzarelle (solo Santa Lucia non altre marche). Ci sono cani che conoscono il codice di accesso della tua banca online e lo usano per ordinarsi su internet partite di ossa per cani. Ci sono cani che, di notte, o dormono a pancia in su con la bocca aperta, la lingua di fuori russando come cinghiali oppure escono per appuntamenti galanti tornando a casa al mattino presto per farsi una doccia veloce e poi uscire subito nuovamente, per sorvegliare la casa preferiscono assumere una guardia giurata e pagarla con la carta di credito del padrone.Ci sono cani bugiardi, che mentono anche di fronte all'evidenza. Ci sono cani che non hanno padroni, i padroni sono loro.
Pochipò era questo genere di cane.
Tutti i cani comunque sanno amare, senza fare domande. Tutti i cani comunque vanno in Paradiso. Almeno a me piace credere che sia così.
Mio piccolo fetente, mi manchi già.
venerdì 5 giugno 2009
trentatreesima puntata - L'amico immaginario
Pare che quasi tutti i figli unici, da bambini, abbiano un amico immaginario, alcuni ce l'hanno anche da adulti, ma questo è un altro discorso per un altro blog. Dicevamo... molti bambini hanno un amico immaginario, io no. Io avevo un cane immaginario. Da piccola il mio desiderio di avere un cane era talmente grande che me ne ero creato uno invisibile. Camminavo per strada facendo finta di tenere il cane al guinzaglio, gli parlavo e lui mi ascoltava, gli davo dei biscottini e passavo un sacco di ore con lui. Il mio cane immaginario era un cocker, da notare che a me i cocker non sono mai piaciuti, (a parte Ricky obv, ma lui era un cocker spaniel!) non so perchè il mio cane immaginario fosse un cocker, non me lo sono mai chiesto... Quando andavo a giocare ai giardini di via Guastalla, il mio cane immaginario era sempre con me, e pensavo a quanto sarebbe stato bello correre per quei prati con un cane vero, invece correvo quasi sempre da sola, sono sempre stata solitaria, anche da bambina.
Quando poi, finalmente, arrivò Greta, mi sembrò di toccare il cielo con un dito, tutti i miei desideri stavano per realizzarsi: finalmente un cane vero, in carne e ossa e pelo! Avremmo giocato tanto, l'avrei portata fuori mattina pomeriggio e sera, le avrei dato da mangiare l'avrei accudita, spazzolata e amata... quanto mi ingannavo! i miei sogni si sarebbero presto infranti contro l'aggressività e la ferocia di quei trenta centimetri di cane! Greta molto semplicemente odiava i bambini, e me in particolar modo. Quasi non mi potevo nemmeno avvicinare a lei, si lasciava toccare solo da mio nonno, io potevo darle da mangiare, ma lei non sembrava apprezzare molto il gesto, quanto poi a portarla a spasso non se ne parlava nemmeno, troppa fatica e la cosa la interessava solo se con noi c'era anche mio padre, perchè così poteva azzuffarsi ai giardini con altri cani con la sicurezza che papà l'avrebbe tolta dai guai. Come quella volta che ai giardini pubblici di via Palestro si attaccò al naso di un povero alano e mio padre riuscì ad evitare che il bestione la sbranasse.
Per avere un vero cane avrei dovuto aspettare ancora molti anni, fino all'incontro con la mia dolcissima Candy, ma il vero compagno di vita, quello con quel pizzico di consapevolezza in più, quello che veramente ha condiviso con me tante avventure è stato Poker.
Grazie piccolo fetente di un Pochipò, per aver finalmente realizzato il mio desiderio di bambina, a quanto pare staremo insieme ancora poco tempo, per quanto mi sarà possibile cercherò di evitarti ogni inutile sofferenza e vedrai che ci faremo ancora un sacco di risate noi due insieme.
Quando poi, finalmente, arrivò Greta, mi sembrò di toccare il cielo con un dito, tutti i miei desideri stavano per realizzarsi: finalmente un cane vero, in carne e ossa e pelo! Avremmo giocato tanto, l'avrei portata fuori mattina pomeriggio e sera, le avrei dato da mangiare l'avrei accudita, spazzolata e amata... quanto mi ingannavo! i miei sogni si sarebbero presto infranti contro l'aggressività e la ferocia di quei trenta centimetri di cane! Greta molto semplicemente odiava i bambini, e me in particolar modo. Quasi non mi potevo nemmeno avvicinare a lei, si lasciava toccare solo da mio nonno, io potevo darle da mangiare, ma lei non sembrava apprezzare molto il gesto, quanto poi a portarla a spasso non se ne parlava nemmeno, troppa fatica e la cosa la interessava solo se con noi c'era anche mio padre, perchè così poteva azzuffarsi ai giardini con altri cani con la sicurezza che papà l'avrebbe tolta dai guai. Come quella volta che ai giardini pubblici di via Palestro si attaccò al naso di un povero alano e mio padre riuscì ad evitare che il bestione la sbranasse.
Per avere un vero cane avrei dovuto aspettare ancora molti anni, fino all'incontro con la mia dolcissima Candy, ma il vero compagno di vita, quello con quel pizzico di consapevolezza in più, quello che veramente ha condiviso con me tante avventure è stato Poker.
Grazie piccolo fetente di un Pochipò, per aver finalmente realizzato il mio desiderio di bambina, a quanto pare staremo insieme ancora poco tempo, per quanto mi sarà possibile cercherò di evitarti ogni inutile sofferenza e vedrai che ci faremo ancora un sacco di risate noi due insieme.
lunedì 25 maggio 2009
trentadue - Il teorema di Sofy
Enunciato: se si vive con un gatto, in un appartamento al terzo piano, trovata la finestra aperta il gatto precipiterà in giardino, almeno due volte. (Valido solo se il gatto è Sofy. Il teorema non va applicato a gatti normodotati)
Prima conseguenza del teorema di Sofy: gli umani che vivono con Sofy cercheranno una casa a pianterreno e vi traslocheranno con grande sollievo, soprattutto del felino.
Seconda conseguenza del teorema di Sofy: dopo quattro anni di permanenza nella casa a pianterreno, il felino inizierà a fare qualche brevissimo giro in giardino, ma solo in presenza di un umano di casa. (Anche la seconda conseguenza del teorema si applica solo a sofy, i gatti normodotati escono da soli dopo tre o quattro giorni)
Prima conseguenza del teorema di Sofy: gli umani che vivono con Sofy cercheranno una casa a pianterreno e vi traslocheranno con grande sollievo, soprattutto del felino.
Seconda conseguenza del teorema di Sofy: dopo quattro anni di permanenza nella casa a pianterreno, il felino inizierà a fare qualche brevissimo giro in giardino, ma solo in presenza di un umano di casa. (Anche la seconda conseguenza del teorema si applica solo a sofy, i gatti normodotati escono da soli dopo tre o quattro giorni)
venerdì 17 aprile 2009
trentunesima puntata - vacanze
Quando ero piccola, prima ancora di iniziare le scuole elementari, ogni tanto trascorrevo qualche giorno dalla nonna materna, la nonna Rosina, che abitava con il fratello di mia mamma, il mio amatissimo zio Giordano, detto Giordi, sua moglie, la mitica zia Carmela, e i loro due figli Giovanni e Giuseppe i miei cugini.. che hanno solo tre e due anni più di me, ma quando ero piccola mi sembravano grandissimi e con un bagaglio di esperienze immenso rispetto al mio. In più loro avevano il privilegio di vivere in campagna, rispetto a me creaturina di città, erano dieci volte più svegli, ma soprattutto potevano fare giochi più interessanti.
Purtroppo le minivacanze dalla nonna sono legate anche a un trauma, riguarda il modo che i miei genitori avevano scelto per lasciarmi là.. comprensibilmente io ero piuttosto contraria a rimanere dalla nonna e dagli zii da sola, più che altro perchè non li frequentavo tanto, loro abitavano vicino a Bergamo e noi a Milano e li vedevo poco... i miei allora escogitarono uno stratagemma che mi ha provocato un trauma che mi porto dentro ancora adesso, credo si chiami sindrome da abbandono, ho paura di essere lasciata sola a tradimento... ricordo che la zia Carmela mi portava fuori casa con una scusa, tipo fare un giretto in bici e quando tornavamo casa i miei genitori non c'erano più, erano tornati a Milano... io piangevo disperatamente e per consolarmi la nonna Rosina mi faceva una cotoletta impanata, ricordo ancora il sapore di quelle cotolette, erano buonissime... e tra l'altro avevano il potere di sanare le ferite del mio cuore. Ancora adesso io ho una paura folle di essere lasciata sola senza spiegazioni, genitori state attenti a come vi comportate con i vostri figli piccoli, certe cose non si dimenticano!
Comunque tutte le volte che arrivavo a casa della nonna Rosina e degli zii c'era sempre una cotoletta che mi aspettava! e per me che non mangiavo mai era una manna!
Dei soggiorni a casa degli zii ho tanti ricordi bellissimi, lo zio Giordi aveva, e ha tuttora, una conigliera e io adoravo andare a vedere le gabbie delle coniglie con i piccoli, già da bambina rimanevo affascinata dal fatto che un animale così notoriamente mansueto come il coniglio potesse diventare così aggressivo in presenza dei suoi figli, prendere in mano un coniglietto era un rischio notevole, le coniglie diventavano delle vere belve appena ci si avvicinava ai cuccioli.
Ma i momenti migliori erano quelli passati in compagnia dei miei cugini, litigavamo in continuazione, ma io mi sentivo così grande a fare quello che facevano loro, anche se ero la loro vittima preferita... i pomeriggi d'estate erano torridi e per cercare un pò di refrigerio si andava con le bici fino al fiume, il Serio, che faceva delle anse con acqua bassa e quasi ferma, ma al tempo pulitissima, ricordo che dai mucchi di alghe secche si facevano i tuffi, o meglio gli altri facevano i tuffi... io venivo lanciata nell'acqua per vedere se tornavo a galla. Spero che i nostri genitori non leggano mai queste righe, altrimenti anche adesso che sono passati quasi quarant'anni potremmo avere dei guai! Io mi sentivo così sicura e protetta in compagnia dei miei cugini grandi, che nemmeno mi sfiorava l'idea che quello che facevamo potesse essere pericoloso. Un'altro ricordo che ho è quello di una partita a pallone, mi avevano messa in porta, ma più che il portiere io ero il bersaglio, quante pallonate ho preso quel giorno, ma quanto mi sono divertita!! D'altronde bisogna capirli, io ero la cugina piccola ciattadina e imbranata, al loro posto avrei fatto la stessa cosa... forse...
I due ricordi che più mi sono rimasti impressi a caratteri di fuoco nella mente sono due brutte figure che ho fatto, sempre con lo zampino dei cuginetti. Come in molti paesi italiani, al paese della nonna, prendendo spunto o da una caratteristica fisica o da una nota caratteriale, si usa dare alle persone dei soprannomi, questi sono quasi sempre conosciuti dal diretto interessato a volte ben tollerati a volte meno. Al tempo delle mie vacanze in paese c'era un solo bar, un solo negozio di alimentari e tutte le settimane un ambulante faceva il giro di tutte le case con il suo camioncino carico di ogni genere di mercanzia, il proprietario del bar, uomo prosperoso e dallo stomaco prominente era soprannominato "il bogia", mentre l'ambulante, non chiedetemi per quale motivo era "il pirla". Io nella mia ingenuità di bimba cittadina, non avvezza alle sottigliezze della goliardia paesana, pensavo che quelli fossero i loro veri nomi e nessuno ha mai fatto niente per mettermi sull'avviso, così quando venne il momento di comprare delle patatine per la merenda andai, candida come una calla, dritta al bancone del bar e con la mia aria più educata chiesi: "scusi, signor bogia, posso avere un sacchetto di patatine?", nel bar calò immediatamente un silenzio glaciale, nessuno si era mai rivolto direttamente all'oste chiamandolo così. L'uomo, di cui ricordo ancora l'aria truce mi chiese: come mi hai chiamato? e io
imperterrita: signor bogia, ah ecco, disse lui, non avevo sentito il signore! la tensione nel bar calò di colpo tutti si misero a ridere, e io che non avevo capito cosa era successo iniziai a piangere disperatamente, i miei cugini mi portarono a casa ridendo come matti, veramente quando ricordano l'episodio ridono ancora adesso, a me invece viene ancora da piangere!
Il giorno dopo, ancora un pò turbata, all'arrivo del camioncino dell'ambulante, la nonna ci spedì fuori di corsa a comprare dei guanti di gomma, i perfidi cugini incaricarono me di fare l'acquisto. Buongiorno signor pirla, vorrei dei guanti di gomma per la nonna... lui rimase senza parole, quello evidentemente era uno di quei casi in cui l'interessato non era al corrente del suo soprannome, e di che misura? balbettò lui, io non lo sapevo e allora urlai verso casa a squarciagola: nonna il signor pirla vuole sapere di che misura! Poi ricordo solo che la zia uscì di corsa a prendermi, un gran parapiglia e Gio e Giuseppe che le prendevano di santa ragione...
Nei pomeriggi in cui non ci cacciavamo nei guai giocavamo con il lego o con il meccano, i miei cugini avevano una enorme confezione di lego, per costruire una casetta, addirittura con delle piccole finestre con i vetri, io ci andavo pazza, anche perchè era una cosa da "maschi", e poi un sacco di numeri del "corrierino dei piccoli" e del "corriere dei ragazzi" da leggere insieme, che bei ricordi...
Purtroppo le minivacanze dalla nonna sono legate anche a un trauma, riguarda il modo che i miei genitori avevano scelto per lasciarmi là.. comprensibilmente io ero piuttosto contraria a rimanere dalla nonna e dagli zii da sola, più che altro perchè non li frequentavo tanto, loro abitavano vicino a Bergamo e noi a Milano e li vedevo poco... i miei allora escogitarono uno stratagemma che mi ha provocato un trauma che mi porto dentro ancora adesso, credo si chiami sindrome da abbandono, ho paura di essere lasciata sola a tradimento... ricordo che la zia Carmela mi portava fuori casa con una scusa, tipo fare un giretto in bici e quando tornavamo casa i miei genitori non c'erano più, erano tornati a Milano... io piangevo disperatamente e per consolarmi la nonna Rosina mi faceva una cotoletta impanata, ricordo ancora il sapore di quelle cotolette, erano buonissime... e tra l'altro avevano il potere di sanare le ferite del mio cuore. Ancora adesso io ho una paura folle di essere lasciata sola senza spiegazioni, genitori state attenti a come vi comportate con i vostri figli piccoli, certe cose non si dimenticano!
Comunque tutte le volte che arrivavo a casa della nonna Rosina e degli zii c'era sempre una cotoletta che mi aspettava! e per me che non mangiavo mai era una manna!
Dei soggiorni a casa degli zii ho tanti ricordi bellissimi, lo zio Giordi aveva, e ha tuttora, una conigliera e io adoravo andare a vedere le gabbie delle coniglie con i piccoli, già da bambina rimanevo affascinata dal fatto che un animale così notoriamente mansueto come il coniglio potesse diventare così aggressivo in presenza dei suoi figli, prendere in mano un coniglietto era un rischio notevole, le coniglie diventavano delle vere belve appena ci si avvicinava ai cuccioli.
Ma i momenti migliori erano quelli passati in compagnia dei miei cugini, litigavamo in continuazione, ma io mi sentivo così grande a fare quello che facevano loro, anche se ero la loro vittima preferita... i pomeriggi d'estate erano torridi e per cercare un pò di refrigerio si andava con le bici fino al fiume, il Serio, che faceva delle anse con acqua bassa e quasi ferma, ma al tempo pulitissima, ricordo che dai mucchi di alghe secche si facevano i tuffi, o meglio gli altri facevano i tuffi... io venivo lanciata nell'acqua per vedere se tornavo a galla. Spero che i nostri genitori non leggano mai queste righe, altrimenti anche adesso che sono passati quasi quarant'anni potremmo avere dei guai! Io mi sentivo così sicura e protetta in compagnia dei miei cugini grandi, che nemmeno mi sfiorava l'idea che quello che facevamo potesse essere pericoloso. Un'altro ricordo che ho è quello di una partita a pallone, mi avevano messa in porta, ma più che il portiere io ero il bersaglio, quante pallonate ho preso quel giorno, ma quanto mi sono divertita!! D'altronde bisogna capirli, io ero la cugina piccola ciattadina e imbranata, al loro posto avrei fatto la stessa cosa... forse...
I due ricordi che più mi sono rimasti impressi a caratteri di fuoco nella mente sono due brutte figure che ho fatto, sempre con lo zampino dei cuginetti. Come in molti paesi italiani, al paese della nonna, prendendo spunto o da una caratteristica fisica o da una nota caratteriale, si usa dare alle persone dei soprannomi, questi sono quasi sempre conosciuti dal diretto interessato a volte ben tollerati a volte meno. Al tempo delle mie vacanze in paese c'era un solo bar, un solo negozio di alimentari e tutte le settimane un ambulante faceva il giro di tutte le case con il suo camioncino carico di ogni genere di mercanzia, il proprietario del bar, uomo prosperoso e dallo stomaco prominente era soprannominato "il bogia", mentre l'ambulante, non chiedetemi per quale motivo era "il pirla". Io nella mia ingenuità di bimba cittadina, non avvezza alle sottigliezze della goliardia paesana, pensavo che quelli fossero i loro veri nomi e nessuno ha mai fatto niente per mettermi sull'avviso, così quando venne il momento di comprare delle patatine per la merenda andai, candida come una calla, dritta al bancone del bar e con la mia aria più educata chiesi: "scusi, signor bogia, posso avere un sacchetto di patatine?", nel bar calò immediatamente un silenzio glaciale, nessuno si era mai rivolto direttamente all'oste chiamandolo così. L'uomo, di cui ricordo ancora l'aria truce mi chiese: come mi hai chiamato? e io
imperterrita: signor bogia, ah ecco, disse lui, non avevo sentito il signore! la tensione nel bar calò di colpo tutti si misero a ridere, e io che non avevo capito cosa era successo iniziai a piangere disperatamente, i miei cugini mi portarono a casa ridendo come matti, veramente quando ricordano l'episodio ridono ancora adesso, a me invece viene ancora da piangere!Il giorno dopo, ancora un pò turbata, all'arrivo del camioncino dell'ambulante, la nonna ci spedì fuori di corsa a comprare dei guanti di gomma, i perfidi cugini incaricarono me di fare l'acquisto. Buongiorno signor pirla, vorrei dei guanti di gomma per la nonna... lui rimase senza parole, quello evidentemente era uno di quei casi in cui l'interessato non era al corrente del suo soprannome, e di che misura? balbettò lui, io non lo sapevo e allora urlai verso casa a squarciagola: nonna il signor pirla vuole sapere di che misura! Poi ricordo solo che la zia uscì di corsa a prendermi, un gran parapiglia e Gio e Giuseppe che le prendevano di santa ragione...
Nei pomeriggi in cui non ci cacciavamo nei guai giocavamo con il lego o con il meccano, i miei cugini avevano una enorme confezione di lego, per costruire una casetta, addirittura con delle piccole finestre con i vetri, io ci andavo pazza, anche perchè era una cosa da "maschi", e poi un sacco di numeri del "corrierino dei piccoli" e del "corriere dei ragazzi" da leggere insieme, che bei ricordi...
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