lunedì 1 marzo 2010
Guardando la tv
Doveva succedere prima o poi, e alla fine è successo... Sofy ha scoperto la televisione! "Quella scatola nera e calda che si trova in soggiorno ha dentro delle cose colorate che si muovono" è venuta a dirmi di corsa ieri pomeriggio, sembrava quasi affannata e cercava di portarmi verso la tv. Poi, più tardi l'abbiamo sorpresa che guardava tutta rapita e estasiata una sfilata di Dolce e Gabbana, trovarle un nuovo nome è stato un attimo: adesso si chiama anche Gaetana, per una sintesi tra Gatta e Gabbana!
venerdì 29 gennaio 2010
Valentino, un canarino anomalo
Valentino era un canarino. Mio nonno l'aveva recuperato in un cortile di un palazzo vicino al nostro, una massa informe di piume gialle, tutto sporco e bagnato, solo penne e ossa, probabilmente scappato da qualche gabbia, non essendo in grado di volare stava morendo di fame e forse era anche stato ferito da qualche altro animale. Per qualche giorno Valentino rimase in casa dei nonni, libero, tanto non sapeva volare e non poteva cacciarsi nei guai, venne rimpinzato per bene e si riprese molto velocemente, tanto che Micia aveva una curiosa espressione stampata sul volto felino tipo " ma che carini, mi stanno allevando la merenda".
Il nonno cercò in tutti i modi di farlo volare, ma non ci fu verso... un giorno lo vidi sul tetto del garage in cortile che lanciava nel vuoto il povero Valentino, questi planò per qualche metro, per poi schiantarsi rovinosamente a terra e aspettare fiducioso che il nonno tornasse a prenderlo.
Diciamo che Valentino aveva la stessa attitudine al volo di un tacchino, forse pensava di essere un pollo perchè lo si poteva vedere passeggiare in cortile proprio come una gallina, ogni tanto guardava in su, osservava il volo dei passeri e sembrava chiedersi "cosa mai ci troveranno di interessante nel volo?".
Dopo qualche tempo, Valentino ebbe una voliera tutta sua, non certo per impedirgli di andare via, cosa possibile solo se avesse acquistato un biglietto del tram, ma piuttosto per impedire a Micia di prendersi quella che lei era ormai convinta essere la sua merenda.
Valentino visse molti anni, non ricordo esattamente quanti, ma comunque tanti per un canarino, visse in modo anomalo e in modo anomalo morì, lo trovammo una mattina praticamente esploso nella sua gabbia. Mah... nella nostra famiglia sono transitati solo animali strani... chissà perchè?
Il nonno cercò in tutti i modi di farlo volare, ma non ci fu verso... un giorno lo vidi sul tetto del garage in cortile che lanciava nel vuoto il povero Valentino, questi planò per qualche metro, per poi schiantarsi rovinosamente a terra e aspettare fiducioso che il nonno tornasse a prenderlo.
Diciamo che Valentino aveva la stessa attitudine al volo di un tacchino, forse pensava di essere un pollo perchè lo si poteva vedere passeggiare in cortile proprio come una gallina, ogni tanto guardava in su, osservava il volo dei passeri e sembrava chiedersi "cosa mai ci troveranno di interessante nel volo?".
Dopo qualche tempo, Valentino ebbe una voliera tutta sua, non certo per impedirgli di andare via, cosa possibile solo se avesse acquistato un biglietto del tram, ma piuttosto per impedire a Micia di prendersi quella che lei era ormai convinta essere la sua merenda.
Valentino visse molti anni, non ricordo esattamente quanti, ma comunque tanti per un canarino, visse in modo anomalo e in modo anomalo morì, lo trovammo una mattina praticamente esploso nella sua gabbia. Mah... nella nostra famiglia sono transitati solo animali strani... chissà perchè?
giovedì 31 dicembre 2009
I botti di capodanno
I botti di capodanno danno fastidio a molti, umani e non. A me danno molta noia... li detesto, Sofy non fa una piega, Pochipò era preso da un terrore cieco al solo scoppio di una miccetta e anche Candy, anche i temporali erano fonte di paura incontrollata. Poker una volta ha cercato persino di entrare in frigorifero, perchè nessun altro luogo gli sembrava altrettanto sicuro.
Il secondo capodanno della vita di Candy ce lo ricorderemo tutti per sempre. L'anno prima era trascorso serenamente, si il cane era un pò agitato, ma era cucciolo e si addormentò presto di un sonno talmente profondo che nulla avrebbe potuto svegliarla. L'anno dopo fu molto diverso.
Premetto che anche i nostri vicini di casa avevano un cane, si chiamava Cindy e era molto amica di Candy, passavano molto tempo insieme a chiacchierare e fare dei giretti in giardino spettegolando sugli altri cani del vicinato, anche lei aveva il terrore dei botti e a differenza di Candy non viveva in casa, ma in una cuccia in giardino.
Dunque la sera del 31 i miei genitori uscirono con i loro amici, io con i miei e la nonna andò da sua sorella a Milano.
Verso le due stavo rientrando a casa, quando all'inizio della via incrocia la macchina dei miei genitori, bene stavano rientrando a casa tutti insieme, parcheggiammo le auto in giardino e ci avviammo, raccontandoci le rispettive serate, verso la porta di ingresso alla vista della quale ammuttolimmo tutti e tre... il portoncino di legno dell'entrata era quasi divelto, c'erano pezzi di legno ovunque e anche qualche traccia di sangue, la serratura tuttavia era ancora chiusa. "oddio i ladri!!!" fu l'unanime commento. Con mano malferma mio padre riuscì ad aprire la serratura ed entrammo in casa con circospezione. In tutta la casa regnava un gran disordine... "ma dov'è il cane?" Candy non si trovava da nessuna parte, entrammo in camera dei miei genitori, tutto il loro armadio era stato svuotato e i vestiti erano sul letto, "oddio la casa svaligiata e il cane sparito!". Poi poco alla volta il raziocinio si fece largo nelle nostre menti, quale ladro svuota gli armadi e non apre nemmeno un cassetto? ma soprattutto quale ladro prende tutte le scarpe di casa e le mette sul letto? di sicuro nessuno, men che meno dopo averle morsicate... "possibile che sia stato il cane?", a quel punto la massa dei vestiti sul letto incominciò a muoversi e da quella pila emerse prima il muso e poi tutto il cane, "ma pippi! ma cosa hai fatto?", la risposta fu un eloquente uggiolio accompagnato da musate e zampate varie. Rimaneva ancora da spiegare la distruzione della porta d'ingresso. La soluzione si presentò poco dopo, sulle sue quattro zampe, con il muso e le zampe ferite e sanguinanti, la povera Cindy, presa dal terrore aveva cercato di entrare in casa e raggiungere la sua amica, per trascorrere insieme l'ultimo dell'anno.
A Candy e Cindy è andata bene, i successivi veglioni di capodanno, li hanno passati insieme in cantina, con sempre qualcuno di noi in casa...
Il secondo capodanno della vita di Candy ce lo ricorderemo tutti per sempre. L'anno prima era trascorso serenamente, si il cane era un pò agitato, ma era cucciolo e si addormentò presto di un sonno talmente profondo che nulla avrebbe potuto svegliarla. L'anno dopo fu molto diverso.
Premetto che anche i nostri vicini di casa avevano un cane, si chiamava Cindy e era molto amica di Candy, passavano molto tempo insieme a chiacchierare e fare dei giretti in giardino spettegolando sugli altri cani del vicinato, anche lei aveva il terrore dei botti e a differenza di Candy non viveva in casa, ma in una cuccia in giardino.
Dunque la sera del 31 i miei genitori uscirono con i loro amici, io con i miei e la nonna andò da sua sorella a Milano.
Verso le due stavo rientrando a casa, quando all'inizio della via incrocia la macchina dei miei genitori, bene stavano rientrando a casa tutti insieme, parcheggiammo le auto in giardino e ci avviammo, raccontandoci le rispettive serate, verso la porta di ingresso alla vista della quale ammuttolimmo tutti e tre... il portoncino di legno dell'entrata era quasi divelto, c'erano pezzi di legno ovunque e anche qualche traccia di sangue, la serratura tuttavia era ancora chiusa. "oddio i ladri!!!" fu l'unanime commento. Con mano malferma mio padre riuscì ad aprire la serratura ed entrammo in casa con circospezione. In tutta la casa regnava un gran disordine... "ma dov'è il cane?" Candy non si trovava da nessuna parte, entrammo in camera dei miei genitori, tutto il loro armadio era stato svuotato e i vestiti erano sul letto, "oddio la casa svaligiata e il cane sparito!". Poi poco alla volta il raziocinio si fece largo nelle nostre menti, quale ladro svuota gli armadi e non apre nemmeno un cassetto? ma soprattutto quale ladro prende tutte le scarpe di casa e le mette sul letto? di sicuro nessuno, men che meno dopo averle morsicate... "possibile che sia stato il cane?", a quel punto la massa dei vestiti sul letto incominciò a muoversi e da quella pila emerse prima il muso e poi tutto il cane, "ma pippi! ma cosa hai fatto?", la risposta fu un eloquente uggiolio accompagnato da musate e zampate varie. Rimaneva ancora da spiegare la distruzione della porta d'ingresso. La soluzione si presentò poco dopo, sulle sue quattro zampe, con il muso e le zampe ferite e sanguinanti, la povera Cindy, presa dal terrore aveva cercato di entrare in casa e raggiungere la sua amica, per trascorrere insieme l'ultimo dell'anno.
A Candy e Cindy è andata bene, i successivi veglioni di capodanno, li hanno passati insieme in cantina, con sempre qualcuno di noi in casa...
sabato 26 dicembre 2009
Le zampe più morbide
Candy era un cane buono, il cane più buono che io abbia mai incontrato. Forse perchè aveva avuto modo di capire la diversità tra una vita di maltrattamenti e randagia e una vita casalinga circondata da affetto familiare. Al contrario di Pochipò che invece aveva subito vinto al superenalotto dei cani. La differenza tra loro due era proprio questa, a parte anche una certa dose di acume in più di cui era dotato il fetente, acume che gli avrebbe senz'altro evitato un fatto increscioso accaduto a Candy. Avevo portato pippi al parco lambro, a lei piaceva tantissimo, perchè poteva correre, incontrare altri cani, farsi accarezzare dai bambini... stavamo appunto fecendo una corsa in direzione del fiume quando, arrivate sul ciglio delle riva io mi fermai, ma lei no... tutta presa dalla foga della corsa decise di saltare un cespuglio e nella posa plastica dell'atletico salto ho potuto scorgere il suo sguardo stupito quando si è resa conto che si stava tuffando nel fiume... Ripescarla fu complicato. Nonostante il bagnoschiuma alla lavanda puzzò per diverso tempo di acqua di fiume marcio. A Pochipò non sarebbe mai successo.
Ma Candy aveva altre qualità, che sopperivano ampiamente a questa sporadica mancanza di lucidità e capacità di analisi critica della situazione, era buona paziente e comprensiva. Tanto paziente da lasciarsi spalmare e massaggiare i polpastrelli delle zampe con la leocrema... si, era una fissa della nonna che Candy avesse le zampe screpolate e allora tutte le sere le faceva un impacco di crema con relativo massaggio. La cosa strana non era che la nonna pensasse che il cane avesse la pelle secca, ma che questa convinzione fosse condivisa dal cane. Mi capitava spesso di entrare nella stanza della nonna la sera e vedere Candy sdraiata sul letto a pancia in su che si faceva massaggiare i piedi con la crema, io le guardavo scuotendo la testa e mi veniva restituito uno sguardo che voleva dire: beh che c'è di strano? ovviamente non dalla nonna... dal cane.
Candy aveva delle zampe morbidissime, quasi come quelle di un gatto, non so se per natura o per gli impacchi di crema della nonna!
Ma Candy aveva altre qualità, che sopperivano ampiamente a questa sporadica mancanza di lucidità e capacità di analisi critica della situazione, era buona paziente e comprensiva. Tanto paziente da lasciarsi spalmare e massaggiare i polpastrelli delle zampe con la leocrema... si, era una fissa della nonna che Candy avesse le zampe screpolate e allora tutte le sere le faceva un impacco di crema con relativo massaggio. La cosa strana non era che la nonna pensasse che il cane avesse la pelle secca, ma che questa convinzione fosse condivisa dal cane. Mi capitava spesso di entrare nella stanza della nonna la sera e vedere Candy sdraiata sul letto a pancia in su che si faceva massaggiare i piedi con la crema, io le guardavo scuotendo la testa e mi veniva restituito uno sguardo che voleva dire: beh che c'è di strano? ovviamente non dalla nonna... dal cane.
Candy aveva delle zampe morbidissime, quasi come quelle di un gatto, non so se per natura o per gli impacchi di crema della nonna!
giovedì 24 dicembre 2009
Pochipò e il Natale
Ogni anno a Natale, sotto l'albero c'era sempre un pacchettino anche per Pochipò. Come facesse lui a sapere quale era il suo è sempre stato un mistero, eppure non sbagliava mai. Si fiondava diretto verso il suo regalo lo prendeva in bocca e se lo portava sul divano dove con le zampe e con i denti lo apriva e poi tutto fiero, andava in giro di corsa per la casa con il suo regalo in bocca. Quest'anno non ci sarà il solito pacchettino sotto l'albero...
domenica 29 novembre 2009
trentottesima puntata - I voli di Sofy
Ho già accennato al fatto che Sofy ha fatto un paio di tentativi di diventare l'Icaro dei gatti, ma non ho mai raccontato bene come si sono svolti i fatti.
Abitavamo nella nostra prima casa, un appartamento al terzo piano con un grande balcone in soggiorno e uno più piccolo in cucina, tutti e due i balconi avevano un parapetto molto largo, spero che dalla foto si capisca. Il passatempo preferito da Psyco nella bella stagione era stare tutto il giorno sul balcone, di solito si accontentava di guardare attraverso la feritoia, ma nei giorni in cui era fornita di una dose supplementare di coraggio e di curiosità, saltava sul parapetto e rimaneva anche delle ore a guardare le rondini che avevano i nidi sotto il tetto e verso sera l'attrazione principale diventavano i pipistrelli, una grande colonia abitava il sottotetto (infatti non abbiamo mai visto una zanzara per tutto il tempo che abbiamo abitato lì).
Ovviamente durante queste azzardate operazioni era sempre tenuta sotto stretta sorveglianza, un paio di volte sono riuscita ad afferrarla per la coda prima che si lanciasse nel vuoto nel tentativo di catturare al volo una preda.
Un sabato pomeriggio, Sofy era in balcone in beata contemplazione del cielo azzurro osservando il giocoso volo di colorate farfalle, io la tenevo sotto controllo dal soggiorno... il tempo di girare una pagina del giornale e nel risollevare lo sguardo Sofy non era più sul parapetto del balcone, un attimo di perplessità e poi la consapevolezza che il micio aveva spiccato il volo! In un secondo ero affacciata al balcone a guardare giù. L'intrepida bestiola era sul prato guardava su, cercando di capire come potesse essere accaduto un fatto tanto increscioso, dopo due minuti era tra le mie braccia tremante e impaurita, un rivolo di sangue le usciva dalla bocca... in quel momento mi sono sentita lo stomaco stretto in una morsa. Per fortuna dopo un attento esame il gatto volante non identificato, risultò essere praticamente illeso, a parte una lieve escoriazione al labbro e una certa tachicardia... che tra l'altro avevo pure io! Comunque dopo questa esperienza, per il resto dell'estate Psyco si guardò bene dal salire di nuovo sul parapetto del balcone.
Dopo circa un anno, non ritenendo ancora sicura la zona del soggiorno, decise di scrutare gli orizzonti che offriva il terrazzino della cucina. Io la guardavo amorevolmente mentre lavavo i piatti, tra una tazzina e un bicchiere con la coda dell'occhio vedevo il micio tranquillamente sdraiato sul muretto, un frullio dell'aria e quelle zampette che annaspavano nel vuoto... panico, un altro pugno nello stomaco, un balzo ed ero lì a guardare giù... questa volta la situazione si presentava ben più grave già al primo sguardo, sangue dappertutto e la gatta inerte nel balcone del pian terreno. Una corsa a perdifiato giù dalle scale ed eccoci lì davanti a due occhi felini sgranati e increduli, con delicatezza michi la prese in braccio e lei si aggrappò alle sue spalle conficcandogli le unghie nella carne. Questa volta doveva essersi fatta male sul serio, una volta a casa e messa sul pavimento non riusciva proprio a stare in piedi e perdeva sangue dal naso... e allora via di corsa al pronto soccorso veterinario...
Scena in ambulario: io tenevo ferma sofy sul tavolo d'acciaio, michele da una parte e il veterinario dall'altra parlano, sofy spostava lo sguardo alternativamente da uno all'altro, dialogo V=veterinario M= michele S=sofy
V= da che piano è caduta?
M= dal terzo piano
S= miau
V= avete visto se ha picchiato la testa?
M= non abbiamo visto
S= emmao!
V= ha sicuramente una frattura del palato, si vede chiaramente, il sangue dal naso dipende da quello, non dovrebbe esserci niente di più grave.
S= mià
M= cosa dobbiamo fare?
S= meow
V= ma il vostro gatto fa sempre così? deve sempre intervenire nelle conversazioni?
M= si
S= marangà!
Dopo istruzioni e raccomandazioni varie l'abbiamo riportata a casa, dolorante impaurita, ma viva! Un altro momento terribile fu quello della somministrazione dell'antibiotico, era un liquido denso rosa... dovevamo spararglielo in bocca con una siringa senza ago... dopo vari tentativi c'era antibiotico dappertutto meno che dentro al gatto! Peggio ancora andò con la flebo, nessun problema fintanto che sottopelle entrava la soluzione fisiologica, ma quando iniettai la siringa del secondo antibiotico fu vero dramma... ci trovammo di fronte a una belva, con le fauci spalancate, il pelo dritto, emise un verso raccrapicciante che ci fece indietreggiare impauriti...
Nonostante le difficoltà nella somministrazione delle medicine la belva guarì perfettamente e noi decidemmo di comprare una casa al pianterreno... da quando ci siamo trasferiti viviamo più sereni.
lunedì 9 novembre 2009
trentasettesima puntata - nonna elide
Nonna Elide è morta due anni e mezzo fa. Forse solo ora riesco a fare i conti con questo dolore. Non è esatto dire che la nonna è morta due anni fa, la mia nonna se ne era andata già da diversi anni, la sua mente persa nel labirinto di quella subdola malattia che si chiama alzheimer, quella malattia vigliacca, silente per tanti anni che nel volgere di poco tempo ti ruba i pensieri, la personalità, i ricordi, la quotidianità... la dignità. Vedere quella bella signora, con quella naturale signorilità che solo poche donne hanno e che le ho sempre invidiato, con quella rara capacità di portare con eleganza e distinzione qualsiasi abito, diventare sciatta disordinata incurante della sua persona, vedere quella donna che si ricordava ogni cosa, persino se avevo spostato un barattolo sullo scaffale della cucina diventare indifferente e tutto e a tutti e poi alla fine non riconoscere più nessuno nemmeno il suo unico adorato figlio, la sua ragione di vita... è stato devastante.
All'inizio ero arrabbiata, si arrabbiata con lei, perchè si era ammalata, perchè mi stava lasciando proprio quando volevo che mi stesse vicina, improvvisamente per la prima volta era lei ad avere bisogno di me e io non ero in grado di fornirle quell'appoggio morale che le sarebbe stato di conforto quando ancora poteva capire qualcosa. Non potevo sopportare di vedere quello sguardo una volta sempre acuto e vigile adesso perso nel vuoto, quegli occhi una volta splendenti e vivi con sempre una luce di malizia pronta a brillare adesso spenti, opachi affacciati sul baratro del nulla.
Poi la rabbia è passata, per lasciare il posto a un dolore infinito.
La donna che mi aveva cresciuta, dandomi tutto il suo amore straordinario, cercando di trasmettermi tutta la sua forza, era li davanti a me, inerme, debole e indifesa.
L'ultimo giorno della sua vita l'ho passato accanto al suo letto, tenedole la mano fino all'ultimo momento, tutti dicevano che non poteva sentire niente che ormai era in coma, ma io so che non è così, io so che mi sentiva.
Durante quel pomeriggio mi sono tornate in mente tante cose i ricordi arrivavano a ondate: avevo tre anni quando mi ha portato al palazzo del ghiaccio di milano e mi ha insegnato a pattinare, lei mi stava vicino quando per la prima volta sono andata sulla bici senza rotelle, c'era lei a casa quando sono tornata dopo il primo giorno di scuola in lacrime perchè la maestra mi aveva detto che babbo natale non esiste, lei ha voluto farmi prendere lezioni di pianoforte, lei mi ha insegnato l'importanza della cultura facendomi leggere tanti libri fin da piccola, lei mi preparava la merenda, lei mi sgridava quando mi comportavo male, è anche grazie a lei se ho fatto tante vacanze meravigliose, mi insegnato a lavorare a maglia e a cucinare, mi ha insegnato ad amare e l'ultimo regalo che mi ha fatto è stato dirmi che michele era la persona giusta.,
Se penso a tutto quello che ha fatto nella sua vita... si è sposata giovane con l'amore della sua vita contro il volere della famiglia e ha dimostrato a tutti che quella che aveva ragione era lei, i miei nonni si sono amati profondamente per tutto il tempo che sono stati insieme, sempre vicini, soprattutto spiritualmente, hanno affrontato insieme avversità e momenti felici, sempre con allegria. Vorrei tanto assomigliarle almeno un pò.
Non passa giorno senza che le rivolga un pensiero, sempre col rammarico di non essere riuscita a farle capire quando era qui quanto è stata importante per me, quanto le volevo bene, quel poco di buono che c'è in me lo devo a lei.
Ti ho amata tanto nonna, perdonami se non sono mai riuscita a fartelo capire.

All'inizio ero arrabbiata, si arrabbiata con lei, perchè si era ammalata, perchè mi stava lasciando proprio quando volevo che mi stesse vicina, improvvisamente per la prima volta era lei ad avere bisogno di me e io non ero in grado di fornirle quell'appoggio morale che le sarebbe stato di conforto quando ancora poteva capire qualcosa. Non potevo sopportare di vedere quello sguardo una volta sempre acuto e vigile adesso perso nel vuoto, quegli occhi una volta splendenti e vivi con sempre una luce di malizia pronta a brillare adesso spenti, opachi affacciati sul baratro del nulla.
Poi la rabbia è passata, per lasciare il posto a un dolore infinito.
La donna che mi aveva cresciuta, dandomi tutto il suo amore straordinario, cercando di trasmettermi tutta la sua forza, era li davanti a me, inerme, debole e indifesa.
L'ultimo giorno della sua vita l'ho passato accanto al suo letto, tenedole la mano fino all'ultimo momento, tutti dicevano che non poteva sentire niente che ormai era in coma, ma io so che non è così, io so che mi sentiva.
Durante quel pomeriggio mi sono tornate in mente tante cose i ricordi arrivavano a ondate: avevo tre anni quando mi ha portato al palazzo del ghiaccio di milano e mi ha insegnato a pattinare, lei mi stava vicino quando per la prima volta sono andata sulla bici senza rotelle, c'era lei a casa quando sono tornata dopo il primo giorno di scuola in lacrime perchè la maestra mi aveva detto che babbo natale non esiste, lei ha voluto farmi prendere lezioni di pianoforte, lei mi ha insegnato l'importanza della cultura facendomi leggere tanti libri fin da piccola, lei mi preparava la merenda, lei mi sgridava quando mi comportavo male, è anche grazie a lei se ho fatto tante vacanze meravigliose, mi insegnato a lavorare a maglia e a cucinare, mi ha insegnato ad amare e l'ultimo regalo che mi ha fatto è stato dirmi che michele era la persona giusta.,
Se penso a tutto quello che ha fatto nella sua vita... si è sposata giovane con l'amore della sua vita contro il volere della famiglia e ha dimostrato a tutti che quella che aveva ragione era lei, i miei nonni si sono amati profondamente per tutto il tempo che sono stati insieme, sempre vicini, soprattutto spiritualmente, hanno affrontato insieme avversità e momenti felici, sempre con allegria. Vorrei tanto assomigliarle almeno un pò.
Non passa giorno senza che le rivolga un pensiero, sempre col rammarico di non essere riuscita a farle capire quando era qui quanto è stata importante per me, quanto le volevo bene, quel poco di buono che c'è in me lo devo a lei.
Ti ho amata tanto nonna, perdonami se non sono mai riuscita a fartelo capire.
Iscriviti a:
Post (Atom)